venerdì 14 febbraio 2014

GRIMES MUSIC || di Giulia Brightside





Se il nome "Ken Grimes" non ci suona familiare, è invece molto importante per Claire Boucher, che non solo ne esalta l'arte pittorica, incentrata su dipindi "weird" che raffigurano alieni, ma ne prende anche il nome.

( Ken Grimes )

Grimes, classe 1988, atterra sul web, direttamente dal Canada, con la sua navicella a velocità invidiabili, e porta con se un bagaglio di un certo peso, pieno di synth, sampler, drum machine, tastiere e loopstation.



Dall'underground all'elettronica, un calderone di proposte dream pop, pop e wich house, in soli due anni di attività ci regala tre dischi, due etichette discografiche, e una miscela caleidoscopica di generi musicali eterei e corposi.







Conosce bene il pianeta web dove ottiene grandi numeri, ci incanta con i suoi spettacoli live, accompagnati spesso da sfilate di ballerine e voci filtrate, ispirata ad una fantascienza "Lynchiana", la giovane artista appare come sicura di ciò che crea.




C'è chi la definisce un artista furba o chi, una "fighetta", specialmente per il suo approdo in 4AD e per il suo look molto personale, (e' nota per comprare vestiti usati nei mercatini romperli e ricucirli a suo piacimento) ma sicuro è, che sa far parlare di se. Un antidiva dalla personalità misteriosa e austera stravolge le aspettative di disco in disco, inserendo, come in Visions, una miscela di R'n'B americano e retromie anni 80.





Una fusione tra psichedelia e sensualità, uno stile molto personale, la passione per l'arte che evidenzia nelle copertine dei suoi album che disegna lei stessa,  hanno portato Grimes, da uno schermo ad un tour mondiale, e la vedremo ad aprile 2014 in concerto al Coachella festival.



Che questo sia solo l'inizio di una lunga carriera è intuibile, come del resto è intuibile che ci affascinerà sempre con innovazioni musicali stravolgenti.





a cura di Giulia Brightside





domenica 29 settembre 2013

LA VALLE DELLA LUNA • di ROMEO RODEO

∞:∆:∞

Questo breve racconto è una visione soggettiva del mio contatto con la VALLE DELLA LUNA. Per scelta, personaggi e location saranno descritti in maniera vaga, anche allo scopo di preservare la MAGIA della Valle. Simbolismi ed allegorie saranno così i mezzi più efficaci per descrivere la realtà che ho percepito.

Partendo dunque dal presupposto che ESISTONO PIU' LIVELLI DI PERCEZIONE E QUINDI PIU' REALTA' devo, a malincuore, sconsigliare a tutti gli scettici di continuare nella lettura.


E’ un giorno di agosto. Io e i miei compagni di avventura Si & S. decidiamo di imbarcarci alla volta della Valle della Luna, luogo misteriosamente assente dalle mappe. Il nome infatti GLI E’ STATO ASSEGNATO DALLE PERSONE CHE LO ABITANO.
Sappiamo solo che lì vi è stabile una comunità di HIPPIES. Io, e i miei amici condividiamo eta' e professione, e stiamo passando insieme le "ferie" estive.

Spesso è proprio durante le vacanze estive che l'anno nuovo prende forma, palesandosi attraverso nuove aspirazioni e progetti. Quante volte s'è detto sotto l'ombrellone "quest'anno farò questo…quest'anno cambierò quello", sarà forse per via della modalità OFF vacanziera, o anche per la necessita' di RESETTARE le energie per affrontare con la giusta VIS, la nuova stagione.




Prima di un reset, o meglio, di una formattazione del disco, è consigliabile una ricerca tra i file, per mettere in ordine quelli da salvare, e semmai cancellare il superfluo.
C'è chi, come me, rimanda spesso questo momento (basta vedere il mio desktop); ed è del resto con la stessa pigrizia, che rimando gli incontri con la mia coscienza... poiché (ahimé), serve quel pizzico di coraggio in più di cui si ha bisogno per rimanere in stretta intimità con se stessi.




Entriamo in macchina. Abbiamo l’impressione che la meta del viaggio non sia effettivamente la Valle, ma sia nascosta dentro di noi, alla ricerca di quella spiritualità perduta nel trantran cittadino.


Inizia il viaggio. Attraversiamo panorami incredibili, altipiani scoscesi e verdi pianure.
Sarà per via della musica che stiamo ascoltando, o per il fatto che abbiamo deciso di abbandonarci completamente a questa esperienza, ma ci sembra di attraversare paesaggi del nord del Messico. Uno strano animale ci attraversa la strada; riusciamo a schivarlo. Cos'era?




La macchina diventa un salotto dove si parla di peyote, di psicologia, delle nostre vite, del nostro passato e del nostro futuro. Passando da Marzullo a Freud, arriviamo a parlare di sogni e, forte di una mia passata amicizia con un monaco tibetano, intervengo citando a pappagallo quel libro che ho letto poco tempo fa: un trattato sull'arte dei sogni, un misto di arte sciamanica, psichedelia e consumo di droghe allucinogene.

Dopo svariati chilometri, finalmente riusciamo a fare il nostro primo chek point, in un'area di servizio giudicata dal nostro driver ottima e confortevole.




Tornati in macchina, attraversiamo un istmo che collega un isolotto alla terra ferma, quando vediamo, in lontananza, la sagoma del personaggio che sarà il deus ex machina di questo racconto:
Capelli lunghi e neri, fisico taurino, barba incolta, qualche ciuffo bianco qua e là. Dal suo grande zaino, penzolano viveri e accessori da campeggio. E’ di certo diretto verso un rifugio che probabilmente non deve essere un hotel.  Ci fermiamo accanto a lui e gli chiediamo informazioni per la Valle. Si avvicina in maniera fraterna e, senza aspettare che finisca la domanda, come se già sapesse, come se ci stesse aspettando, mentre il sole brilla nel suo grande orecchino d'oro circolare modello "corsaro nero", si rivolge a me dicendo:
- Cento metri e siete arrivati, ma fate attenzione, prendete il secondo sentiero!
Gli chiedo se anche lui è diretto lì, annuisce.
Proseguiamo, impietriti da questo incontro, quando dico ad S. - possiamo dargli un passaggio? Ed S. prontamente inchioda e torna da lui.
Il suo volto è sudato, il suo corpo evidentemente affaticato dal lungo camminare….(ma perché allora non è stato direttamente lui a chiederci un passaggio? ).
I suoi occhi sono in estasi, sembra sia così felice di andare verso la Valle da volersi godere ogni istante, come se quel luogo fosse un premio alla sua fatica.

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Così facendo apriamo il nostro salotto, ancora fumante dalle precedenti chiacchiere, ad un perfetto sconosciuto con il quale condividiamo solamente la meta. Finalmente noi attempati teenager, e divi di facebook, possiamo celebrare i miti beat, sognati sui banchi dell'università. Kerouac alla mano, rompiamo il ghiaccio con il nostro ospite: si chiama M. (…a dirla tutto a inizio racconto non ho specificato che S. forte di un'eloquenza ridondante, è un parlatore da competizione, ed in qualche minuto estorce ad M. tutte le informazioni dalle quali svilupperò questa storia d'ora in poi….)





M. frequenta la Valle da anni. Inizialmente ci ha passato qualche mese, fino a viverci in maniera stabile per due anni di fila (inverni inclusi). Cosa ha di speciale la Valle da attrarlo così tanto? M. risponde, sincero e deciso: LA VALLE E' MAGIA. Ma cos'è la magia? Può un uomo, seppur sano di mente, crederci? M. ha un lavoro e una famiglia, aspetta il suo primo figlio da sua moglie, che ha conosciuto proprio nella Valle. Gli chiediamo subito come è possibile sopravvivere d'inverno senza casa e riscaldamento, dormendo a cielo aperto. Ci spiega così che questo posto per le sue caratteristiche geofisiche, gode di un MICROCLIMA che lo protegge dagli agenti atmosferici e schiva, grazie alle correnti dei due mari all'incrocio dei quali si trova, il mal tempo. Queste particolarità spiegherebbero anche la presenza di una sorgente con acqua potabile. Questa è la spiegazione "scientifica", ma nei suoi occhi rimane convinto che tutto ciò sia magia, o forse è magico già il fatto che ci creda.




M., che è ormai la nostra guida, si inoltra sinuoso come uno sherpa procedendo verso il sentiero. La vegetazione si fa sempre più fitta e odorosa, la macchia è formata sopratutto da MIRTI e ERICHE che crescono in maniera rigogliosa; la civiltà poco a poco scompare ed arriviamo così ad un bivio, dove una freccia dice " PER DI LA' ".



Lo scenario che incontriamo è fatto di rocce calcaree dai colori caldi, che mano a mano si mostrano sempre più scalfite in maniera netta e geometrica.




Riceviamo i saluti da ogni persona che incontriamo nel sentiero, percependo subito il rispetto reciproco che si ha in questo luogo, ed M. è sempre più ansioso di rincontrare i suoi vecchi compagni. Finchè finalmente la Valle ci si svela:




un CANYON di un paio di kilometri, ai lati roccia, e al centro un prato di colore paglierino. La prima sensazione è quella di trovarsi in un set cinematografico (da Zabriskie Point a Ombre rosse…) tanto è la spettacolarità; 





Mentre facciamo le foto del caso, sotto ai nostri occhi si svolge la scena più toccante del nostro viaggio: M. incontra i suoi vecchi compagni, lancia lo zaino e scambia un lungo, forte e fraterno abbraccio con uno di loro... Chissà quanti ricordi saranno passati davanti ai loro occhi durante quell'abbraccio... avrei voluto fare una foto, ma quel momento era troppo intimo, apparteneva soltanto a loro.


Ovviamente in quanto amici di M., veniamo subito ben accolti dagli abitanti della comunità, che ci offrono in dono i loro prodotti artiginali: veri e propri "elisir".
Da questo momento in poi proseguiamo da soli, lasciando M. al "v.i.p. concierge".

La Valle naturalmente va a finire nel mare, al quale si dona formando in tutto 7 calette, delle quali nel nostro breve tempo, siamo riusciti a raggiungere (sprezzanti del pericolo) solo 3. Le altre sono raggiungibili in modalità extreme, e forse non eravamo ancora pronti.






Nella prima caletta della valle ciò che colpisce subito è l'atmosfera da "isola dei pirati". Il mare si infrange nelle rocce taglienti che somigliano a teschi e, tra le varie rimembranze corsare, il grande scoglio mi ricorda la scena finale del film "the goonies"…
Sapore gotico a parte, attorno a noi, è pieno di pirati: gente che ad un punto del proprio errare decide di isolarsi in questo punto di mondo, lontano dalla società.





∞∆∞

Col passare del tempo, ci rendiamo conto che le rocce si tramutano in figure dalle sembianze mostruose, animalesche, dall'eco mitologico….fossi stato solo io ad avere quelle "impressioni", avrei pensato di avere "semplici" allucinazioni, ma anche i miei compagni hanno le mie stesse sensazioni, e chiunque sia stato in compagnia di amici nei coffee shop fiamminghi, sa quanto un' IMPRESSIONE, SE CONDIVISA, DIVENTA REALTA'.
Affascinati e divertiti dal mistero di queste figure, ci avventuriamo alla scoperta delle altre calette trovandoci al cospetto di leoni, uomini giganti, maschere, uccelli, dinosauri….e chissà quante altre cose che ora non ricordo…







Ma non incontriamo solo queste mostruse presenze, poichè tra un cespuglio e l'altro ci imbattiamo negli ELFI che popolano le CAVERNE.

L'architettura di questo "residence" a cielo aperto somiglia al piano urbanistico del villaggio dei puffi, con qualche accenno a quello di asterix. Altrettanto bislacche sono le singole abitazioni, che nella maggior parte dei casi sono soluzioni ingegnose messe in atto nelle aree più ergonomiche in cui vengono ricavati living room, camere da letto e addirittura cucine da personalizzare come si vuole. Il celebre Lloyd Wright sarebbe stato fiero della leggiadra audacia con la quale gli elfi di questo villaggio sono riusciti ad appoggiarsi in punti tanto scenografici o dalle viste mozzafiato.
Nulla, o pochissimo, di cose create dall'uomo si trova qui, apparte tende o qualche attrezzo da lavoro, come seghe, reti, asce.
Qui non esistono affitti. QUI, chi prima arriva, meglio alloggia.








∆∆∆

La composizione sociale della comunità è eterogenea, esistono infatti gruppi diversi che coesistono comunque in maniera pacifica e collaborativa uniti dal rispetto verso la Valle. Oltre ai visitatori, gli abitanti stabili si dividono in HIPPIES e PUNKABBESTIA, la cui sostanziale diversità esiste a mio avviso dal motivo della loro permanenza in comunità: gli hippies sono per lo più spinti da un motivo spirituale; per i punkabbestia il motivo è dettato invece, dal disprezzo verso la società che non li ha accettati (o viceversa…). Va anche detto che nella Valle, solo di rado istituzioni e autorità competenti hanno modo di mettere bocca; sembrerebbe che da anni abbiano lasciato il compito di preservare la natura incontaminata agli abitanti della comunità. (Consiglio a riguardo, la visione del documentario di Giovanni Buccomino: La Valle della Luna, selezionato nel 2011 per l'HOTDOCS FESTIVAL di Toronto)



Il nostro iter continua in loop, ritorniamo nella piazza centrale antistante il mare dove, alla sommità superiore di una depressione naturale, è eretto un TOTEM, simbolo di VERTICALITA' e di contatto tra la terra e il cielo, tra l'uomo e il divino. Li ritroviamo M. con i suoi amici, che tornano con il legno per la notte. Ci chiedono di restare con loro, ma   non possiamo. Ci danno le indicazioni per tornare indietro e ci ricordano di fare attenzione alla freccia bianca: se non seguissimo le indicazioni giuste, con l'arrivo della notte potremmo non ritrovare la strada di casa…




IL NOSTRO VIAGGIO E' FINITO




 Percepiamo una sottile sensazione di benessere. Durante il tragitto abbiamo trovato il tempo di discutere e di pensare ai nostri errori, e questo ci ha permesso di esternare le visioni di noi stessi, ragionando con AUTOCOSCIENZA, riuscendo a trovare LE CAUSE DEI NOSTRI MALI IN NOI, E COSì LA  FORZA DI TRAMUTARLI IN BENE.





appunto di fine viaggio

"Quando si è presa coscienza dell'universo interiore si ritorna catapultati verso quello esterno, ma con una visione ALTRA, dall'alto, e finalmente la realtà ci appare chiara e VERA, il nostro corpo torna in ARMONIA con la natura, e questo ci fa sentire forti, bisognosi di nulla, e dunque FELICI"


( M. )




foto & testo 
di ROMEO RODEO



mercoledì 29 maggio 2013

MARIA ANTONIETTA || intervista a cura di FRANPESCA


MARIA ANTONIETTA



Maria Antonietta - Quanto eri bello

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Ecco a voi il succo di una simpatica intervista balzata fuori al termine della tappa romana del recente tour acustico di Maria Antonietta, l’artista che solo un anno fa ci ha deliziati con il suo primo disco ufficiale, che molti intenditori del settore hanno considerato “l’album del 2012”. 










Un mix di rock, cantautorato e punk femminile, senza tralasciare gli influssi di una personalità dolce e ricca di emozioni che straborda da testi, chitarre aggressive, caschetti rossi e cappottini animalier.



**


F. Rompiamo subito il ghiaccio: versi ancora litri di sangue?


 M. A. Beh, direi di sì e direi di no, nel senso che sono una persona che prende sempre tutte le cose in maniera molto estrema, quindi versa sempre molti litri di sangue :) Però è un momento in cui sono anche molto felice, quindi direi decisamente meno di prima!


 F. Come mai hai scelto di ispirarti a Giovanna D'Arco?


 M. A. Perché lei per me è un esempio incredibile della forza della determinazione, della forza del credere. Scavalca qualsiasi aspetto della realtà. Quando mi capita di non sentirmi all'altezza delle situazioni mi dico che se lei a diciassette anni è riuscita a vincere una guerra allora è il caso che la smetta di lamentarmi. Per me lei non è un semplice tatuaggio, è un modello di vita e difficilmente cambierà.



 F. E' vero che sei diventata molto religiosa?


 M. A. Sì, ho sviluppato un mio percorso spirituale, col tempo, con tutte le cose che ti succedono nella vita. Mi ha aiutato avere degli insegnanti, perché da soli non è semplice farcela. Ora so che qualcosa c'è. Qualcosa c'è davvero.


 F. Quanto ha influito questo aspetto sul tuo nuovo album?


M. A. Penso che in realtà Dio e la religioni siano cosa presenti da sempre, presenti anche quando non credevo. Sono cose su cui ho sempre riflettuto molto e a cui ho sempre in realtà aspirato, quindi immagino che avranno influito tanto quanto nel vecchio.


 F. Progetti un'uscita a breve?


 M. A. Diciamo che i brani per la maggior parte li ho scritti, ma mi sto prendendo un po' di tempo per arrangiarli con cura. Saranno brani molto diversi dai precedenti e prevedo un'uscita a gennaio.


 F. Le tematiche?


 M. A. Sarà sicuramente un disco d'amore, nel senso positivo del termine, anche se per il mio modo di scrivere e di vedere le cose, nonostante la grande felicità rimangono comunque le ombre, perché la felicità è una cosa strana e non è mai assoluta, quindi ci sarà una riflessione sull'ombra che rimane nella felicità.


 F. Ci può anticipare qualche collaborazione?


 M. A. Ce ne saranno sicuramente, ma per il momento voglio delineare con cura ogni aspetto dei brani per poi scegliere le persone più adatte con cui realizzarli.


 F. Per passare a temi più ludici… Ci domandavamo se avessi fatto qualche accordo speciale con l'azienda dell'Aspirina visto le numerose citazioni :)


 M. A. (ride) No, in realtà no, però se mi volessero rimborsare! Ormai ho anche smesso di prendere farmaci!


 F. Artisti a cui ti ispiri?


 M. A. Se dovessi citare un artista su tutti che stimo moltissimo per il percorso che ha fatto, per il coraggio che ha avuto, direi assolutamente P. J. Harvey. Se vuoi sapere chi ascolto al momento, direi che da sei sette mesi mi sono data al reggae!


P.G. Hervey - Good Fortune


 F. Riguardo alla scena indie?


 M. A. Sono assolutamente aliena, ho un problema con la contemporaneità e con il relazionarmi al presente, arrivo in differita, sono sempre un po' indie-tro, sono certa di starmi perdendo un sacco di cose belle e che un giorno me ne pentirò. :)


 F. Libro sul comodino?


 M. A. Domanda difficile Sto cercando di pensare ad un libro intelligente


 F. Cinquanta sfumature di grigio?


 M. A. (ride) Umm… In realtà un libro bello, difficile ma bello, è un libro di Bergusitis, è un critico d'arte lituano, si intitola: "Formazioni e deformazioni", è un libro sulla scultura romanica medievale, che è una delle mie passioni :)


***



Maria Antonietta - Saliva

               a cura di FRANPESCA LETTIERI


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